Per una corretta attività imprenditoriale non ci basta sapere che nel corso dell’anno i ricavi saranno maggiori dei costi: bisogna essere certi che le entrate siano, giorno per giorno, mese per mese, sufficienti per coprire le uscite riferite allo stesso periodo.
È necessario, allora, integrare il conto economico con un nuovo strumento che evidenzi i flussi monetari (in entrata e in uscita) del periodo che ci interessa monitorare. Tale strumento è rappresentato dal piano di liquidità.

La previsione di eventuali carenze di liquidità ci consentirà di decidere in tempo utile a quali fonti di copertura ricorrere, scegliendo quelle meno onerose: si tratta in sintesi di prevedere come si distribuiranno i flussi monetari in entrata e i flussi monetari in uscita nel corso del tempo e di segnalare quando potranno verificarsi delle deficienze di liquidità.

 

Con il piano di liquidità si possono tenere sotto controllo dati estremamente utili per pilotare l’azienda:

  • Il risultato finanziario mensile;
  • I periodi monetari “grassi” e “magri”;
  • La disponibilità di denaro contante
  • Gli eventuali deficit
  • Il livello di utilizzazione dei crediti.
 

Con un’accurata pianificazione, si deve cercare di prevedere non solo quanto denaro entrerà e uscirà dall’azienda, ma anche quando dovrà entrare e quando dovrà uscire.

Ovviamente, nel piano di liquidità vanno indicati solo gli effettivi flussi monetari in entrata e gli effettivi flussi monetari in uscita. Il piano di liquidità non deve perciò contenere accantonamenti, ammortamenti o altre voci di costo che non si tradurranno, nel periodo considerato, in una manifestazione monetaria.

 

Elaborazione del piano di liquidità

 

Molte aziende conoscono un’ottima salute, sia amministrativa che contabile e hanno una nutrita clientela, ma hanno forti problemi di liquidità: non sono cioè in grado di far fronte ai pagamenti che l’ordinaria amministrazione dell’azienda richiede.

La liquidità, per un’azienda, è come l’ossigeno per l’essere umano: se viene a mancare ossigeno l’essere umano muore! Se viene a mancare liquidità, l’azienda chiude!

La liquidità, per un’azienda, è come l’ossigeno per l’essere umano: se viene a mancare ossigeno l’essere umano muore! Se viene a mancare liquidità, l’azienda chiude!

Gestire correttamente un’azienda significa lavorare per raggiungere risultati economici positivi alla fine dell’anno ma, contemporaneamente, riuscire a “monetizzare” e trasformare in liquidità il profitto prodotto.

Producendo utili a fine anno, l’imprenditore ha raggiunto solo un risultato parziale e spesso non sufficiente per la buona gestione dell’azienda, se non riuscirà a rendere liquido il profitto conseguito.

 

Principali cause di fallimento:

Vi sono delle imprese, come per esempio i supermercati, in cui mentre gli acquisti vengono regolati con pagamenti dilazionati, le vendite fatte al pubblico vengono riscosse in contanti; in tale situazione si dice che l’azienda produce liquidità che può essere reinvestita nella gestione o in altre forme di investimento.
Nella stragrande maggioranza dei casi, però, i piccoli imprenditori sono costretti a concedere dilazioni di pagamento molto lunghe ai clienti, posticipando, per esempio, di tre mesi o più l’incasso delle vendite, mentre dall’altro lato si trovano costretti a pagare molto più rapidamente i fornitori di materie prime che concedono dilazioni di pagamento più brevi.
Il periodo di tempo che divide il momento in cui l’impresa paga le materie prime e i costi di produzione e il momento in cui incassa i ricavi di vendita, può essere molto lungo. In tale lasso l’impresa si trova senza liquidità e quindi, per poter garantire il suo funzionamento, deve prendere in prestito denaro pagando degli interessi che gravano negativamente sull’economia ancora fragile della neoimpresa. Tecnicamente si dice che tale “sfasamento” tra il momento dell’acquisto e il momento dell’incasso del pagamento genera la necessità di investimento in capitale circolante. Tale “sfasamento temporale” provoca quindi un “circolo vizioso” per cui all’aumento del fatturato e a causa della crescita generale dell’impresa, si registra un sempre maggiore indebitamento, che con il passare del tempo potrebbe “erodere” la ricchezza e il patrimonio aziendale.
I principali fattori che influiscono sull’attivo circolante e quindi sulla liquidità dell’impresa sono:

  • Ammontare delle vendite;
  • Dilazioni di pagamento concesse ai clienti;
  • Termini di pagamento ottenuti dai fornitori;
  • Gestione delle scorte di magazzino di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.

I creditori dell’azienda tendono a velocizzare il ciclo del capitale circolante poiché richiedono il rimborso in tempi più ravvicinati possibili; mentre i clienti dell’impresa, che devono pagare delle fatture per acquisti, tendono a rallentarlo poiché richiedono delle dilazioni di pagamento le più lunghe possibili.

 

Velocizzare il ciclo del capitale circolante aumenta la profittabilità dell’impresa. E’ necessario:

  • Tenere lo stock di materie prime, semilavorati e prodotti finiti al minimo livello possibile;
  • Chiedere un dilazione di pagamento ai nostri fornitori che sia la più lunga possibile;
  • Ottenere che i clienti paghino il più presto possibile.

 

I sintomi della mancanza di liquidità

 

Sintomi manifesti di mancanza di liquidità sono in particolare:

  • I richiami, le diffide di pagamento e i precetti esecutivi dei fornitori;
  • Le proroghe di pagamento concesse da fornitori o da altri finanziatori;
  • I sorpassi frequenti dei limiti di credito concessi dalle banche.
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I rimedi a una situazione di mancanza di liquidità

 

a) Se la mancanza di liquidità è momentanea, si farà capo a:

  • Conto corrente bancario;
  • Realizzazione (vendita) di titoli;
  • Impegno di titoli (credito lombardo).

 

b) Se la mancanza di liquidità è permanente, si farà capo a:

  • Prestiti a lungo termine;
  • Aumento del capitale sociale (accompagnato da misure di ristrutturazione dell’azienda).

 

RICORDA: Osservate scrupolosamente i termini di pagamento dei debitori (i vostri clienti) e dei creditori (i vostri fornitori).

 

Periodi di pagamento

 

Normalmente, vengono osservati i seguenti periodi di pagamento:

Per l’IVA

Se si usa il sistema legale: il rendiconto viene inviato al contribuente IVA ogni tre mesi, ma il pagamento deve essere fatto entro 60 giorni (5. mese); se si usa l’aliquota saldo: il rendiconto viene inviato al contribuente IVA ogni sei mesi, ma il pagamento deve essere fatto entro 60 giorni (8. mese).
Possono comunque essere richieste delle dilazioni di pagamento (consultare il sito dell’IVA).

Per le materie prime (merci)

Occorre vedere le condizioni di pagamento offerte dal fornitore: al momento della consegna: a 30 giorni, a 60 giorni, ... .

 

Per le assicurazioni sociali

La polizza di versamento per i contributi paritetici viene inviata trimestralmente: il pagamento avviene dopo 30 giorni (4. mese).

Per gli affitti

Normalmente, all’inizio del mese.

Per il leasing

Normalmente, all’inizio del mese.

Per le assicurazioni di cose

Esistono varie possibilità: un premio unico all’inizio dell’anno; semestralmente; trimestralmente (dipende dagli accordi presi con l’assicurazione).

Per l’energia elettrica e l’acqua

Normalmente, la bolletta è trimestrale. Il pagamento avviene dopo 30 giorni (4. mese).

Per il telefono

Durante la prima metà del mese successivo viene inviata la bolletta; il termine di pagamento è di 30 giorni (esempio: bolletta di febbraio, viene inviata verso la metà di marzo; il pagamento deve avvenire entro 30 giorni, cioè entro la metà di aprile).

Per i costi finanziari

Dipende dagli accordi presi con la banca: mensile, trimestrale o semestrale.

   

Gli indici

Gli indici permettono di valutare la struttura finanziaria dell’azienda. L’analisi della liquidità di un’azienda si basa principalmente su tre indici, chiamati anche ratio (rapporti).

 

1. Liquidità a breve termine (o Liquidità di 1. grado)

 

Chiamato anche “Cash ratio”, presuppone che i debiti in scadenza possano venir coperti con mezzi liquidi a disposizione.

   

2. Liquidità a medio termine Quick ratio (o Liquidità di 2. grado)

 

Chiamato anche “Quick ratio”, presuppone che i debiti in scadenza e a breve termine possano venir coperti con mezzi liquidi e crediti a breve termine.

   

3. Liquidità a lungo termine (o Liquidità di 3. grado)

Chiamata anche “Current ratio”, ha per scopo una doppia copertura del capitale estraneo a breve termine tramite l’attivo circolante.